Cenni sulla storia del Bonsai

Nel momento in cui si cerca di ricostruire la storia del Bonsai ci si trova di fronte ad una difficoltà reale: la cultura orientale è per tradizione una cultura principalmente orale. Quindi quanto ne conosciamo oggi è dovuto fondamentalmente allo studio fondato sui dipinti e stampe delle diverse epoche. Negli scritti pervenuti fino a noi vi sono solo brevi cenni circa i suoi esordi e sul modo in cui si sviluppò. Si ritiene che l’Arte del Bonsai abbia avuto origine in Oriente, dagli antichi imperi dell’India, i quali avevano, infatti, necessità di portare con sé, nel corso dei loro spostamenti verso la Cina, le piante dei cui poteri terapeutici si giovava la loro medicina. In Cina, è documentata la presenza degli alberelli miniaturizzati a partire dal VI sec., mentre le raffigurazioni giapponesi più antiche risalgono al XIII sec. L’ideogramma cinese “pun-sai” (piante in vaso) apparve per la prima volta in Cina durante la dinastia Tsin (265-420 d.C.). Ma solo durante la Dinastia T’ang (618-907) inizia la popolarità di quest’arte. Ed è proprio di questo periodo il primo documento storico del Bonsai: un dipinto murale nella tomba del principe Zhang Huai, della dinastia T’ang, morto nel 705 d.C., raffigurante due valletti che portano uno, un paesaggio in miniatura e l’altro un vaso contenente un albero.Nella successiva dinastia Sung (960-1280) alle piante in vaso si aggiunsero rocce e figure per ricrearne paesaggi in miniatura “pun-wan”, l’attuale Bonkei. Il termine pun-wan fu cambiato in “pun-ching” (piante in vaso con paesaggio) tra la fine della dinastia Ming (1368-1644) e l’inizio di quella Ching (1644-1911). In questo periodo la coltivazione del Bonsai diventò molto popolare ed ebbero origine i differenti stili di coltivazione, dovuti in buona parte alle differenti localizzazioni geografiche delle varie scuole.  La Cina ebbe notevoli influenze sulla cultura giapponese soprattutto a partire dal VI -VII sec.sino alla metà del periodo Heian (794-1185). Quindi è probabile che qualche forma di bonsai sia giunta in Giappone al più tardi in questo periodo. Ma solo a partire dal periodo Kamakura (1185-1333) abbiamo una documentazione sulla coltivazione del Bonsai: troviamo nei rotoli makimono le prime rappresentazioni giapponesi di un vero Bonsai. In questo periodo si diffonde in Giappone il Buddismo Zen proveniente dalla Cina e certamente il Bonsai arrivò da questo paese portatovi da monaci, ipotesi convalidata dalla constatazione che gli uomini raffigurati nei makimono siano in prevalenza dei sacerdoti come nel dipinto più famoso “Saigyo Monogatari Emaki” (1250 circa) in cui appare un Bonsai con roccia davanti ad un tempio di Kyoto. I monaci Zen, che facevano uso di Bonsai e  Suiseki per illustrare simbolicamente delle verità filosofiche, diedero un importante contributo alla diffusione di queste arti presso le classi dominanti e così per molto tempo il Bonsai fu prerogativa di nobili e samurai. Da allora, oltre al perfezionamento della tecnica, assistiamo anche ad un’evoluzione degli stili. Tra la fine del periodo Kamakura e l’inizio del periodo Muromachi (1333-1573) il Bonsai comincia a cambiare: sono eliminate le rocce e resta la sola pianta, il più delle volte piantata in cassette di legno, data la scarsità di vasi in ceramica, importati quasi unicamente dalla Cina. Nasce lo stile su roccia, si apprezza uno stile essenziale (che in seguito fu chiamato bunjin). Ma soltanto l’incremento della produzione nazionale di vasi in ceramica e porcellana, periodo Edo (1603-1868), favorisce la diffusione capillare dell’Arte Bonsai. Questo periodo, che segna il passaggio da una società feudale ad una moderna, vide il Giappone isolato, per una serie d’editti, dal resto del mondo. E’ facile intuire quanti cambiamenti avvennero anche nell’Arte Bonsai. Accanto alla preferenza del popolo per gli stili grotteschi e bizzarri si andava affermando presso le classi intellettuali la preferenza per gli stili più raffinati e semplici, vicini a quelli cinesi. Questi intellettuali diffusero la cultura cinese e rilanciarono nei primi decenni dell’800 la “cerimonia del tè“, che era stata modificata rispetto a quella tradizionale da un produttore di sakè e da un medico Kyoto. Il Bonsai, che grande importanza aveva nella scenografia della cerimonia, si diffuse ulteriormente. Alla fine del periodo Edo avviene l’apertura del più grande vivaio specializzato in soli Bonsai.Con la rivoluzione del periodo Meiji (1868-1912) ulteriori cambiamenti avvennero nella società giapponese: morì il feudalesimo, in quanto il potere ritornò all’imperatore e si riaprirono le frontiere ed il Bonsai subì un momentaneo arresto dovuto all’influenza della cultura occidentale.
Successivamente con il progressivo ristabilirsi dell’equilibrio sociale riprende l’interesse per il Bonsai che si diffonde in tutta la nazione. Sono codificati i vari stili, si organizzano varie esposizioni e nel 1928 fu tenuta la prima esposizione denominata Kokufu-ten (abbreviazione di Kokufu Bonsai-ten), mostra che si ripete puntualmente sino ad oggi, ogni anno (con il solo intervallo nel periodo bellico). Nel 1934 il Kokufu fu ospitato per la prima volta dal Museo d’Arte di Ueno a Tokyo. Questo evento possiamo considerarlo come il riconoscimento ufficiale del Bonsai come Arte. La prima comparsa del Bonsai in Europa si ebbe in una mostra a Parigi nel 1878, seguita da una seconda esposizione a Londra nel 1910 e il primo libro scritto da un occidentale è degli inizi del secolo ed è opera del botanico francese Albert Maumenè, che operò una classificazione semplice e razionale degli stili, oggi ampiamente superata, ma degna senz’altro di attenzione. Parallelamente anche in America intorno agli inizi del secolo compaiono i primi Bonsai. Ma a parte questa sporadiche apparizioni, il Bonsai, è stato scoperto dagli occidentali soltanto dopo la seconda guerra mondiale. La scoperta ha suscitato un interesse tale che ha rivitalizzato il Bonsai nello stesso Giappone ove gli eventi bellici avevano provocato una stasi. Ed oggi? Assistiamo ad un sempre crescente interesse verso il Bonsai che si manifesta con il moltiplicarsi di convegni, mostre, corsi e parallelamente l’interesse sempre maggiore di perfezionamento della tecnica, ma anche il desiderio costante di conoscere quegli elementi culturali che lo hanno prodotto e che lo hanno elevato ad arte.

Torno a vederli   
e nella sera sono già frutti
i fiori di ciliegio – Yosa Buson (1715-1783)

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