Nel mondo dell’Irezumi – Horiyoshi III

Continuiamo il nostro viaggio immaginario nell’amato Giappone attraverso la scoperta di una vera leggenda vivente: Horiyoshi III, universalmente riconosciuto come il più grande artista dell’irezumi (入れ墨, 入墨, 文身 tatuaggio giapponese, da ireru “inserire”, e sumi “inchiostro nero”) attraverso il Tebori, la tecnica tradizionale giapponese. Anticamente l’irezumi veniva praticato come mezzo punitivo, per marchiare criminali, schiavi o prigionieri di guerra. A partire dal XIX secolo, il tatuaggio si è evoluto attraverso disegni e stili che spesso traevano spunto dalle decorazioni dei kimono, dagli abiti dei samurai. Una delle caratteristiche principali dell’irezumi è che esso spesso copre gran parte del corpo (solitamente sono escluse le mani, la testa ed i piedi). Era una decorazione tipica di quella fascia della società giapponese chiamata “mondo fluttuante”, fascia che comprendeva mafiosi, giocatori d’azzardo, malviventi e prostitute.
Il vero nome di Horiyoshi III è Nakano Yoshimoto. Nato nel 1946, decise di diventare un tatuatore quando, ancora ragazzo, vide il corpo interamente tatuato di uno yakuza (criminale giapponese) in un bagno pubblico. Questo lo spinse ad andare a visitare il leggendario tatuatore Yoshitsugu Muramatsu, meglio conosciuto come Shodai Horiyoshi di Yokohama (hori significa “incidere”, in questo caso sulla pelle; chi porta questa parola nel proprio nome è subito riconducibile al mondo dell’irezumi). Nakano ottenne il suo primo tatuaggio da Horiyoshi II (figlio di Shodai) che lo fece diventare apprendista di Shodai Horiyoshi all’età di 25 anni, e da cui prese il titolo.
Autore di svariati libri, Horiyoshi III è anche l’ideatore del Tattoo Museum di Yokohama (di cui sua moglie, Mayumi Nakano, ne è il direttore generale sin dalla sua fondazione avvenuta nel 2000), dove non solo è possibile ammirare le foto dei suoi celeberrimi lavori, i suoi libri e le sue foto che lo ritraggono al lavoro, ma anche i tatuaggi conservati su vera pelle, così come la vecchia tradizione giapponese impone. Le sue creazioni sono delle uniche ed originali opere d’arte, non segue un soggetto o le indicazioni del committente: il percorso del disegno nasce e finisce nella sua mente per poi imprimersi sulla pelle del tatuato.

 

“Le creature che disegno possono prendere vita soltanto sulla pelle di qualcuno. Questo è il motivo per cui non mostro mai i miei disegni. Io disegno semplicemente per divertimento o per mostrare dei campioni ai miei clienti in modo che possano scegliere quali soggetti preferiscono. Le creature da me raffigurate prendono il respiro dalla persona sulla quale vengono tatuali, e da quel momento i due iniziano a respirare all’unisono, per sempre. La storia di ognuno di loro altera l’aspetto degli animali o delle piante che io incido su di loro, e quando la persona muore, così fanno anche loro.” – Horiyoshi III

I soggetti che fanno parte del repertorio di Horiyoshi III sono quelli classici, derivanti dal folklore giapponese: draghi, carpe, peonie, demoni, tigri, ecc. ecc. Riesce ad elaborare le immagini con una fantasia ed una minuziosità inimmaginabili, creando così delle vere e proprie opere d’arte. A parte le linee del contorno per cui usa una comune macchinetta, il colore viene steso secondo l’antica tecnica tebori, tecnica che prevede l’utilizzo di una stecca di legno alla cui estremità viene fissata una serie di aghi.
Horiyoshi III ha un allievo, Horotaka, il quale sta raggiungendo notevoli livelli di notorietà ed importanza.  Il suo compito non è quello di sostituirsi al suo Maestro, ma di portare avanti lo stile e la tradizione che rendono Horiyoshi III l’unico ed indiscusso Maestro del tatuaggio giapponese.

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