Oggi intervistiamo… Davide Franzini

Portatore sano di passione bonsaistica, fuori dai canonici circuiti e schemi, Davide Franzini rappresenta quell’enorme fetta di appassionati e simpatizzanti bonsaisti più interessati alla cura del proprio alberello che a mostre e premi. Bonsaista, YouTuber ed Influencer, ha fatto dei Social Media un vero e proprio polo d’attrazione per tutti coloro che, distanti da guide ed associazioni, hanno semplicemente a cuore il proprio bonsai, che sia un umile ficus ginseng quanto un costoso pino pentaphilla.
Un sentito e grande grazie a Davide per la sua disponibilità, ed un ringraziamento particolare a Gaetano, curatore di questa gran bella intervista con la quale inauguriamo un’altra preziosa rubrica di questo sito | CARLO SCAFURI


Ringrazio sentitamente il Napoli Bonsai Club per la bellissima opportunità che mi è stata concessa. Avere la possibilità di mettere nero su bianco il mio pensiero sul mondo del bonsai rispondendo a queste domande è un grande stimolo a continuare il mio percorso in questo campo. Inoltre, poter essere invitato ad una tale iniziativa da parte di un club di una grande città come Napoli, è per me un premio più grande di quanto potessi aspirare di raggiungere ad inizio percorso.
Con la speranza di potervi incontrare un giorno molto vicino, vi auguro una buona lettura!
DAVIDE FRANZINI


A che età e come è nata la passione per i bonsai?
Il mio contatto con il mondo del bonsai, nonché delle piante e dei fiori è nato in tenera età, sono cresciuto infatti in un negozio di fiori, aperto da mio nonno nel lontano 1966. Ho vissuto quindi con questa meravigliosa espressione della natura fin da prima di nascere, appassionandomi sempre di più ai colori che la natura sapeva realizzare e alle perfette e inusuali forme che sapeva regalare. La passione mi è stata trasmessa da mio padre, che negli anni ‘90 si dilettava in corsi nella mia città (con una formazione appresa dai soli libri). Purtroppo in quegli anni sopratutto in queste zone era difficilissimo trovare persone molto competenti con cui poter affrontare percorsi di formazione molto accurati. Come molti, ho lasciato relativamente in disparte questo mondo durante gli anni dell’adolescenza e della formazione universitaria, rimanendo sempre però molto affascinato dai bonsai che passavano per il mio negozio, dove la mia famiglia aveva allestito un piccolo museo da poter visitare. L’interesse è risbocciato a cavallo tra il 2011 e 2012, quando sono entrato a far parte dell’azienda di famiglia. Osservare tutti i giorni queste magnifiche specie non poté far altro che avvicinarmi al mondo bonsai, facendolo diventare parte integrante della mia giornata, del mio studio e della mia vita.

Dove hai iniziato a studiare?
Come molti ho iniziato a studiare dai libri. Qui in negozio ho una vecchissima edizione in inglese del libro Tecniche bonsai di John Naka, quindi, aiutandomi prettamente con le immagini e con traduzioni, sono riuscito a realizzare la mia prima formazione in campo bonsai. YouTube mi ha aiutato nel percorso, anche se al momento in cui ho iniziato ad intraprendere i primi passi in questo campo, il portale non era ancora molto sviluppato, la qualità video era molto molto bassa e era quasi impossibile riuscire ad avere informazioni efficaci per le proprie esigenze. La mia zona inoltre non presentava club importanti o ben formati dove potersi recare ad imparare le varie tecniche, e non essendoci un grande mondo alle spalle era anche molto difficile trovare degli “esperti” (o non) in grado di poterti fornire le informazioni più basilari. Il passo più importante l’ho compiuto iscrivendomi alla Università del Bonsai di Crespi, dove sono finalmente riuscito ad intraprendere un percorso formativo, reperendo in tal modo tutti i tasselli mancanti alla mia formazione. Come ben sapete il bonsai si impara facendo più che studiando su carta!

Da quanti bonsai è composta la tua collezione?
La mia collezione al momento conta pochi pezzi, sono una persona che preferisce avere pochi esemplari ma ben curati. Diffido, generalmente, di chi sbandiera collezioni da 30/40 piante. Molte volte trovo difficoltà a seguire come vorrei i miei bonsai e, se ne avessi di più, non saprei dove trovare il tempo per non perdere di vista nessuno di loro. Al momento ho un glicine, un abete, una azalea, una piracanta, un boschetto di metasequoia, un carpino coreano, un ginepro, un cotoneaster, un ishizuki con acero, ed una bougainvillea. Molti esemplari mi sono stati dati al corso di formazione, e purtroppo riescono con difficoltà a gestire il clima caldo della mia zona. Sono infatti una persona che consiglia sempre di ponderare bene gli acquisti delle proprie piante, per quanto possano resistere in questi climi, piante come aceri, ginepri o pini sono sempre sotto forte tensione durante l’estate, senza poter esprimere al meglio le proprie qualità. Sarebbe – a mio parere – utile evitare alcune specie per non inciampare in errori di coltivazione dati dalla non perfetta compatibilità della specie nel clima in cui viviamo. Cerco di non possedere molte piante, anche perché lavorando quelle in negozio, passano per le mie mani molte specie, ed avendo l’occasione di poterle lavorare e studiare, preferisco vederle tutti i giorni in negozio piuttosto che tenerle in casa dove (come chiunque faccia chi ha poco tempo)  non avrei il piacere di godermele. E’ il caso, ad esempio, degli shohin di gardenia o jasminum nudiflorum che per quanto siano in vendita, per un po’ di tempo avrò il piacere di apprezzarne le fioriture.

Hai un’essenza preferita? E se sì, perché?
Purtroppo la mia zona geografica non sa regalarci le splendide sfumature autunnali delle piante, quindi in generale tendo a preferire i sempreverdi o le specie da fiore. In particolare, quest’ultime riescono a regalarmi grandissime emozioni. Sono sempre stato impressionato dalla varietà di fiori esistenti, dalle diverse sfumature che riescono a prendere in base all’impollinazione e al tipo di terreno utilizzato, alla magia che solo la floricoltura sa regalare. Sono sempre andato a ricercare, anche per il mio negozio, le varietà di fiori più inusuali oltre che le colorazioni più intriganti e speciali. Probabilmente a causa di questa mia insaziabile ricerca, tendo a preferire di gran lunga le specie da fiore che nei momenti di massimo splendore  (anche se spesso per brevissimi periodi) riescono ad esprimere emozioni che vanno ben oltre la sola soddisfazione nel coltivarle. Il glicine, che adesso posso ammirare in fiore, nella sua sfumatura bianca e lilla è qualcosa di magico che a parer mio un pino non potrà mai esprimere. Qui, ovviamente, il gusto personale di ognuno riuscirà a trovare diverse sensazioni dall’osservazione delle varie specie, ma un prunus in fiore – a parer mio – non ha eguali. Devo quindi dire di non avere una particolare specie da amare, ma di amare un settore di essenze. Per quanto riguarda le lavorazioni, la massima espressione del bonsai – sempre a parer mio – si trova nella coltivazioni delle conifere, dove è possibile spaziare con tutte le tecniche ed in massima libertà creativa.

Quale essenza suggerisci per chi vuole avvicinarsi a questa pratica?
Per quanto riguarda la specie per iniziare, credo che una delle migliori sia l’olmo cinese  (zelkova), che permette di approcciarsi anche alla “sperimentazione” con la massima serenità. Possiamo apprezzarne il mutare delle stagioni, sopporta benissimo lo stare dentro casa, il freddo assoluto del nord Italia ed il caldo asfissiante del centro-sud. Penso sia una grande scelta approcciarsi all’arte bonsai con questa essenza, cosa che consiglio vivamente a chiunque voglia prendere una pianta forte e disponibile alle svariate tecniche, oltre che un grande esemplare da esposizione. Non disdegno però chiunque si avvicini a quest’arte anche partendo dal ficus da centro commerciale. Ritengo infatti sia una grande calamita per appassionati, che un giorno potranno sicuramente portarsi a livelli più alti (in fatto di scelta di altre specie), iniziando ad operare nella cura e nel mantenimento (pratica essenziale nel bonsai) con una specie praticamente immortale. C’è da dire che per chi vive in climi freddi, approcciarsi ai ginepri dà molto soddisfazioni anche nel breve periodo, anche se per le nostre zone tendo a sconsigliarlo sopratutto per iniziare questa splendida avventura.

Hai partecipato mai a concorsi? Ti interessa quest’aspetto del bonsaismo?
I concorsi non sono un aspetto che amo in questa passione. Nella mia formazione mi è sempre stato insegnato che il fine massimo del bonsai è l’esposizione della nostra pianta nel Tokonoma casalingo. Mi trovo molto vicino a questa pratica ben radicata nella cultura giapponese. Ritengo che la coltivazione dei bonsai debba portare un grande beneficio in termini di soddisfazione personale, e che l’esposizione ed il riconoscimento altrui non debba essere un fine da perseguire. Vedo che molte persone mettono se stessi nelle proprie piante, cercando più che il benessere interiore un apprezzamento della propria opera da terze persone. Uno dei principi dell’esposizione sta proprio nel non esaltare le proprie opere, nel non far sentire il nostro ospite in imbarazzo per una pianta troppo preziosa, nel non portare il nostro ospite all’invidia. Purtroppo, nei concorsi vedo il contrario di tutto ciò, non è quindi un luogo dove vorrei portare una mia pianta. Apprezzerei esposizioni senza premi e senza nomi, di piante in mostra perché esemplari degni di nota o patrimonio di tutti, come se fossero dei quadri di Caravaggio. Purtroppo mi vedo veramente lontano da tutto ciò.

Come ti è nata l’idea/esigenza di creare il “diario del bonsaista”?
L’idea di portare dei contenuti su YouTube è arrivata molto casualmente (come tutte queste situazioni a dire la verità). Il punto di svolta principale è stato nel momento in cui ho avuto l’occasione di partecipare alla trasmissione I fatti vostri condotta da Giancarlo Magalli ed ospite della famiglia Crespi. Dopo attimi interminabili di tensione, ho visto che essere davanti ad una telecamera, invece che portarmi ad uno stato d’ansia infinito (sono sempre stato una persona timida e riservata) è stata una piacevole nuova esperienza, e in cui ho ravvisato un enorme potenziale in chiave di condivisione di informazioni. Era da tanto che cercavo la possibilità di aprire dei corsi nella mia zona, ma non avendo trovato un gran riscontro mi ero tuffato sui vari forum per esprimere le mie idee e portare le mie conoscenze, soprattutto in campo di coltivazione e mantenimento (pratiche che ho sviluppato in anni di esperienze al negozio e con informazioni tramandate nell’arco di generazioni dalla mia famiglia). Ho pensato quindi di poter approfittare di questa ritrovata fiducia in me stesso esprimendola in un luogo dove le idee di chiunque rompano le barriere della distanza. Sentivo che segregare le mie conoscenze alla mia piccola città fatta di pochi appassionati, non mi avrebbe appagato. Al contrario, avere stimoli sempre più grandi avrebbe saziato la mia costante ricerca di sapere. A suo tempo fui spinto anche dal mondo che vedevo intorno a me nel campo del bonsai, dove sempre più spesso vedevo nei forum poche idee e confuse, e chi aveva le risposte, invece di trasmetterle a tutti le teneva segregate in corsi a pagamento. Non ho nulla contro chi fa del bonsai e dell’insegnamento delle sue tecniche un business, il bonsai è sia la mia verità che la mia eterna contraddizione. Del bonsai ho una visione alla Lao Tzu, dove il saggio, l’insegnante, lo fa per diletto e non per tornaconto. Mi immagino un anziano che trasmette le sue conoscenze senza chiedere nulla in cambio, e mi sentivo quasi in dovere di portare alla massa tutto ciò che conoscevo in questo ambito. È la mia contraddizione perché mentirei dicendo che non faccio un business sui bonsai, ma nel mio piccolo volevo poter dare comunque il mio contributo alla causa. Resto però fermamente convinto che la frequentazione di club o corsi specifici sia fondamentale in questo mondo. Senza una formazione adeguata non avrei mai potuto aprire un canale, e sicuramente non avrei investito quello che ho speso per la mia formazione.

C’è un motivo specifico per il quale non intervieni nei vari post che vengono pubblicati sul gruppo/pagina facebook del “diario del bonsaista”?
Purtroppo la motivazione principale è la mancanza di tempo. I social network possono essere un grande trampolino di lancio ed un grande mondo dove poter trovare soddisfazioni sia personali che economiche, ma se il tuo vero mondo non è quello rischiano di risucchiarti lasciandoti veramente poco tempo per i tuoi veri affari. Le attività della mia famiglia richiedono un grande dispendio di energie e di tempo, e purtroppo i gruppi possono arrivare ad occupare una fetta fin troppo importante della giornata se ci si lascia travolgere. Devo dire che l’idea di sbarcare su Facebook è stata principalmente spinta da molti ragazzi che ho incontrato lungo il mio percorso; penso infatti di aver aperto la pagina e il gruppo nel momento in cui avevo già a disposizione quasi 200 iscritti al canale YouTube (che rimane sempre il punto in cui riverso le massime energie). Fin da subito ho inserito all’interno della compagine tutti i ragazzi che più mi seguivano, chiedendo fin da subito aiuto perché ero ben cosciente che se la cosa avesse preso piede sarebbe stata ingestibile. In compenso ho avuto l’opportunità (che avevo all’inizio sottovalutato) di creare un mondo parallelo ai gruppi già esistenti su Facebook, dove a dir la verità regna l’indifferenza e la maleducazione. Ho visto che pian piano, sotto alcune direttive, potevo creare un gruppo dove l’informazione libera che cercavo sul canale YouTube potesse prendere piede anche in forma scritta, dove non venissero denigrati i ficus ginseng (giusto per fare un esempio) e dove, soprattutto, a scrivere ci fossero persone competenti e disponibili nel dare suggerimenti pensati ed argomentati, e non lanciati lì tanto per. Ho scoperto che molte persone avevano la necessità di trovare un’isola pacifica nel mondo dei social, e pian piano il gruppo è cresciuto raggiungendo numeri che non aspettavo, constatando – con gran sorpresa – di trovare nei commenti sempre educazione e rispetto. Nel frattempo ho avuto l’occasione di conoscere molte persone che credevano nei miei stessi ideali di diffusione per così dire a “zero spese” di informazioni, che sono diventate parte molto attive del gruppo, ma che magari non avevano la mia stessa (metto tra grosse virgolette) “capacità” di portare contenuti davanti ad una telecamera, sia per imbarazzo che per altri mille motivi, trovandosi però a perfetto agio nel dare consigli tramite dei post efficaci e ben argomentati, la mia mancata possibilità nel rispondere ai vari post non mi preoccupa affatto, perché sono consapevole di poter contare su persone molto preparate ed educate. Insomma, cerco di portare avanti questa fantastica arte dando, per quel che posso, la possibilità a tutti di poter dire la loro!

In cosa si differenzia il tuo libro, e a chi è rivolto?
Il libro è nato da particolari considerazioni. Dopo i primi tempi di frequentazione dei corsi da Crespi, ho cercato di portare molti più servizi all’interno del mio negozio. Ho iniziato infatti a scrivere delle schede create ad hoc per chiunque acquistasse una determinata specie, cercando di contestualizzarle al clima della mia zona (con inverni miti ed estati molto calde). Successivamente, l’idea di portare dei corsi nel mio negozio mi ha portato a scrivere delle dispense che ripercossero il mio percorso formativo da Crespi, dividendole nelle 3 tecniche fondamentali: potatura, rinvaso e avvolgimento. Ho quindi preso consapevolezza sia di come dovessi cambiare personalmente il modo di trattare le mie piante, sia di come molte delle informazioni che man mano andavo scrivendo fossero molto diverse da quelle che generalmente si trovano sui libri.

Molti degli scritti che ho avuto il piacere di leggere non dico che fossero pensati per un pubblico del nord Italia, ma come molto spesso accede sono totalmente da rivedere se rapportati ad altri clima, come ad esempio il mio. Ho iniziato quindi a scrivere una sezione dedicata a questo ambito, da inserire in un eventuale dispensa da fornire ai miei corsi, ed una volta concluso questo approccio, mi sono reso conto di quanto mi piacesse scrivere (pratica che ho sempre amato fin dai tempi del liceo) e di quanto mi bastasse poco per portare a termine quello un progetto più ampio, ovvero un libro sui Bonsai.
Mi è bastato aggiungere informazioni utili sulla storia del bonsai, sulla sua esposizione, sulla fisiologia di base e sulle malattie che possono colpire il bonsai per terminare l’opera. Non sono argomenti facilissimi, ma in quel momento ero preso da una gran voglia di esprimere tutto quello che sapevo, che in soli due mesi ho scritto tutto il libro. Le informazioni, ideate per un pubblico di neofiti che avrebbe dovuto frequentare il mio corso, sono scritte cercando di immedesimarmi nel giovane allievo che si approccia a questa arte senza conoscere nulla del mondo bonsai, cercando quanto più possibile di essere tanto chiaro da poter essere capito anche da un bambino. E’ un libro consigliato a chi si approccia a questa arte partendo da zero, in special modo per quanto riguarda la spiegazione delle tecniche di base, della fisiologia e soprattutto le pratiche più complicate come l’esposizione del bonsai in tokonoma (argomenti che richiedono testi molto più specifici e di scrittori bonsaisti più preparati di me). Per quanto riguarda il mantenimento (annaffiatura ed esposizione),  il libro è invece utile per qualunque bonsaista, tanto da essere considerato alla stregua di un memorandum per le varie essenze.

Cosa pensi dell’associazionismo italiano?
Penso che sia allo stesso tempo tanto necessario quanto discutibile. Ovviamente, la creazione di grandi eventi (come Arcobonsai) sarebbe impensabile se dietro non ci fosse un’associazione di persone capace di gestire, ideare e mettere in pratica eventi di tale livello. Non possiamo sempre affidarci a privati che mettono in campo quello che hanno per portare avanti queste iniziative, per questo sono ovviamente indispensabili come per altri mille motivi. Quello che non trovo giusto è la necessità di formare scuole associate, istruttori, maestri e così via, di una determinata associazione o altra che sia. Ritengo che la preparazione in un’arte di questo tipo sia scindibile dalla frequentazione di una scuola associata o meno; penso che un “vecchio saggio” possa insegnarti più di un’insegnante con una targhetta, concetto questo che riprende molto la mia visione di condivisione di informazioni per questa determinata arte. Va da sé che non si può non dire che queste associazioni portino dei benefici a molti, come appunto la creazione di eventi, la pubblicità a determinate scuole (che magari rimarrebbero sconosciute se non fossero parte di un gruppo), ed in generale nel portare avanti la cultura bonsai nella nostra penisola. Non voglio infatti assolutamente inimicarmi le varie associazioni non è assolutamente mia intenzione, però le vedo lontane da come vedo io il bonsai, e da come vorrò portarlo avanti nella mia vita. È consolidato che siano necessarie per il bene di tutti e di come senza loro molti eventi non esisterebbero, quindi sono ben contento che ci siano e che possano proseguire sempre in meglio il loro percorso… ma posso dire che sarà molto difficile vedermi inserito in questi contesti.

Cosa pensi della diffusione del bonsaismo tramite social, lo ritieni utile?
Più che utile, lo ritengo necessario! Molte zone in Italia non possono contare su club funzionali o corsi specifici per la formazione degli appassionati. Non possiamo inoltre negare che sia un hobby costoso e che non tutti possano avere le possibilità di farsi per diletto Latina-Milano per frequentare un corso. Probabilmente, se non fosse legato al mio lavoro, anche io avrei rinunciato ancor prima di iniziare. Internet è un mezzo preoccupante e fantastico allo stesso tempo, e poter usufruire della sua sconfinata possibilità di connettere un valdostano con un siciliano, è un’opportunità che assolutamente non possiamo e non dobbiamo farci scappare, e chiunque abbia la possibilità di usarlo per il bene della comunità di bonsaisti ha l’obbligo morale di diffondere questa splendida arte e di trasmetterla agli altri. E poi insomma, non sarei qui a parlare con voi se non ci fossero questi splendidi mezzi!

intervista a cura di Gaetano Forte


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Ebook (formato Kindle): Tecniche Bonsai

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