Sakura. L’impermanenza fatta fiore

Non sono trascorse che poche ore dalla fine del tanto atteso evento Hanami, celebriamo la bellezza dei ciliegi in fiore, che siamo già tutti ricatapultati in quel tran-tran quotidiano che con i propri ritmi fagocita tanto le nostre attività quanto il nostro stesso essere. Eppure il successo di quest’anno – mai visti così tanti visitatori che di gruppo in gruppo invadevano pacificamente quell’oasi di bellezza assoluta – denota come le persone sentano forte il bisogno di staccarsi da questa vita sempre più alienante, per potersi immergere in posti in cui la bellezza e la lentezza tornino a dare un senso al vivere.

Così i ciliegi giapponesi (sakura) – i cui fiori raggiungono il loro massimo splendore quando stanno per sfiorire – diventano il punto di incontro tra il pensiero greco e quello giapponese, tra il panta rei di Eraclito all’impermanenza squisitamente buddhista, in una sintesi in cui il tema del divenire si fonde con il qui ed ora.

Mondo di sofferenza:
eppure i ciliegi
sono in fiore. – Kobayashi Issa

Se tutto scorre, se capiamo che ogni attimo non si ripresenterà mai più uguale a se stesso, possiamo facilmente renderci conto di quanto importante sia il dare importanza e significato a tutto ciò che facciamo e che ci circonda, mettendo da parte preconcetti, condizionamenti, affanni e tutto ciò che distorce la nostra percezione del reale.
Che il fiore di ciliegio sia la Via nascosta per ritrovare quell’armonia ormai perduta?

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